Frane: capire il versante prima di intervenire

Per progettare un intervento su una frana servono tre risposte: quanto è spesso il materiale che si muove, dove scorre (la superficie di scivolamento) e che ruolo ha l'acqua. Senza queste, un'opera di consolidamento rischia di essere sovradimensionata o, peggio, messa nel posto sbagliato.

Come lo misuriamo

  • Rilievo LiDAR da drone: forma del versante, scarpate, fratture, confronto nel tempo.

  • Tomografia elettrica (ERT): livelli argillosi e saturi, spesso legati alla superficie di scivolamento.

  • Sismica a rifrazione e MASW: spessore delle coperture e profondità del substrato stabile.

  • Prove penetrometriche (DPSH, Pagani TG63, Sunda DPM30): tarano la geofisica in punti noti.

  • Monitoraggio: ripetizione dei rilievi e strumentazione geotecnica per seguire l'evoluzione.

Ogni metodo da solo lascia dubbi. Messi insieme, nelle stesse coordinate, restituiscono un modello del versante con le incertezze dichiarate.

Casi

  • Castel di Lama (AP). Indagine geotecnica e geofisica di una frana, per valutarne il rischio e dare al progetto gli elementi per la mitigazione.

  • Sogliano al Rubicone (FC). Un impianto fotovoltaico da 7 MW su un versante in frana: prove penetrometriche DPSH, sismica a rifrazione, MASW, HVSR e LiDAR da drone per capire dove e quanto si muove il terreno sotto le strutture.

Per chi

Comuni, Regioni e consorzi di bonifica, progettisti, gestori di infrastrutture e proprietari di impianti su versante.

Domande frequenti

Basta un sondaggio? Un sondaggio è preciso ma puntuale. La geofisica dice cosa succede tra un sondaggio e l'altro, e dove conviene farne altri.

Il monitoraggio serve sempre? Quando la frana è attiva o c'è un'opera da proteggere, sì: un solo rilievo è una fotografia, il monitoraggio mostra la tendenza.

Dove lavoriamo

Abruzzo, Marche, Molise, Emilia-Romagna e tutto l'Appennino centrale, da Città Sant'Angelo (PE).